UberEats a Milano. Il digital takeaway in espansione

Non ho voglia di prepararmi la cena? Un clic e me la faccio portare a casa. UberEats è arrivato a Milano e si unisce alla schiera dei sempre più numerosi servizi di food delivery attivi in tutto il mondo come JustEat, Foodora, Deliveroo e Glovo.

Il food delivery non è più una nicchia ma una scelta che viene praticata da un numero crescente di persone. Un riflesso delle nostre abitudini che sono cambiate. Ordinare il pranzo in ufficio o la cena a casa è un’opportunità per gustare un piatto senza alcuno sforzo, poiché il tempo da dedicare alla cucina è sempre più sacrificato e la voglia di andare al ristorante spesso e volentieri è vinta dalla possibilità di abbandonarsi placidamente sul divano. Si parla di un mercato consolidato e molto attraente. Negli Stati Uniti vale 11 miliardi di dollari, con un potenziale a lungo termine di 210 miliardi, e nel nostro Paese fattura 400 milioni di euro.

Dopo San Francisco, New York, Tokyo, Dubai, Londra e Amsterdam, il capoluogo lombardo è la 44esima città del mondo e prima in Italia ad accogliere il nuovo servizio marchiato Uber, azienda californiana già nota per il servizio di trasporto automobilistico privato fornito tramite un’app mobile.

UberEats vuole essere una piattaforma che mette in comunicazione chi fornisce un servizio e chi ne vuole usufruire. Oltre 100, al momento, i ristoranti convenzionati che garantiscono una grande varietà di piatti; 30 minuti o poco più i tempi di attesa; gratis (per ora) le consegne e nessun limite minimo di spesa, ottimo per i single. La vera novità è che i fattorini sono liberi professionisti, non dipendenti diretti di Uber, che lavorano in assoluto anonimato e autonomia.

In fin dei conti, però, il servizio non offre particolari novità; sono la comunicazione e la pubblicità incisive ed efficaci per lo più a differenziarlo. A eccezione di Foodora che presenta un’interfaccia piuttosto vivace, rispetto agli altri servizi il sito di UberEats ha un layout più agile e fresco. Gli slogan sono accattivanti e mettono in risalto i vantaggi che differenziano UberEast, in particolare la velocità di consegna. Con UberEats i tempi di attesa si accorciano e “i tuoi ristoranti preferiti sono a distanza di un solo tocco”; “Ordina i piatti che vuoi, dai ristoranti di Milano che preferisci, consegnati alla velocità Uber”, perché “Uber” è già una garanzia.

Nel video di lancio l’azienda suggerisce al cliente come usufruire del servizio: “Nottata in ufficio? Fuori piove? Finale di stagione?”, nessun problema. “Il piatto che vuoi, dove vuoi, quando vuoi”. E una buona user experience è assicurata: “Milano ai tuoi ordini. Il piatto giusto al momento giusto”, il cliente può gestire tutto in autonomia, ovunque si trovi, direttamente dal suo smartphone, pregustando già le prelibatezze che andrà ad assaggiare: “Decidi tocca assapora”.

L’offerta è molto ampia ma UberEats punta a essere un servizio nuovo e diverso dagli altri, sarà davvero così? In uno scenario così ricco di servizi di food delivery, c’è davvero del margine per differenziarsi? Può la pubblicità e una comunicazione studiata ed efficace dare un vantaggio in più? Di certo UberEats è partito con il piede giusto.

 

Gusella Adv

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